Una reazione a catena: il viaggio di Sara Massi nel mondo della Moda

C’è chi scopre la maglieria per caso, e chi – come Sara Massi – ci si innamora al terzo anno di Fashion Design al Politecnico di Milano e non la lascia più. Da quel momento, ogni tappa del suo percorso sembra tessuta con il filo giusto: il concorso RMI, l’incontro folgorante con le persone giuste al momento giusto, l’esperienza da Missoni come product developer, e poi il ritorno alle origini con il master in “Creative Knitwear Design” presso la Modateca Deanna di Reggio Emilia. Ma non finisce qui: da otto anni Sara è il cuore creativo di Filpucci, dove guida lo stile e anticipa le tendenze, senza mai smettere di collaborare con maglifici e brand emergenti. Il suo è un viaggio fatto di intuizioni, incontri e tanta, tantissima maglia.

Sara ti andrebbe di condividere con noi un aneddoto riguardante la tua esperienza al concorso di CNA Federmoda?

“Per me RMI (che quella volta era Riccione Moda Italia nella storica sede) ha significato molto, ma posso riassumere tutto nel mio primo incontro con Deanna Ferretti Veroni, allora in giuria ed esperta della categoria in cui mi presentavo (design della maglieria): quell’incontro è stato davvero l’inizio di tutto, l’inizio di un rapporto di amicizia e di stima che come una reazione a catena mi ha accompagnato esattamente dove mi trovo ora.”

Cosa vorresti dire alla Sara Massi di 15 anni fa?

“Alla me di allora direi di essere meno realista, di credere meno agli adulti e di più nei suoi “sogni”; le direi che è del tutto possibile realizzarli con tempo, impegno e fatica; le direi di iniziare a dare forma alle proprie idee senza farsi abbattere dall’esperienza diretta di chi non ha voluto farcela e dai consigli di chi non ha mai iniziato. Il mercato oggi è pronto per accogliere nuovi progetti, nuove idee e “nuove” facce: alla me di allora vorrei dire di impegnarsi con tutta l’anima senza paura di fallire perché i risultati arrivano sul lungo termine, a volte lunghissimo. Alla me di allora vorrei dire di non cadere nell’inganno della “brava designer” per cui non sarai mai abbastanza pronta per seguire i tuoi sogni, inizia oggi invece!”

Che consiglio daresti agli aspiranti finalisti che in questo momento stanno valutando la possibilità di partecipare al nostro concorso?

“Credo che questo concorso rappresenti un’enorme occasione per “uscire dal guscio” dell’università e incominciare a fare i primi passi nel mondo del lavoro,  usufruendo di un’ottima visibilità per dimostrare il proprio talento e creando una rete di contatti che resterà importante per tutta la carriera lavorativa se ben sfruttata. Consiglierei ai candidati quindi di non considerare RMI come un semplice concorso a premi e di non presentarsi con progetti scolastici, poco originali o poco personali; inoltre, la professionalità inizia dalla presentazione e non è nemmeno vero che il proprio progetto “parla per sé”, anzi nella moda è proprio il contrario e la comunicazione è quasi più importante del contenuto.”

Visto che sei da qualche anno una giurata del concorso cos’è che cerchi all’interno dei progetti che ti arrivano da visionare? Qual è la caratteristica che fa si che il progetto vada in finale?

“Un progetto ben riuscito deve colpire la mia sensibilità (ben lungi dal gusto personale): se riesce a farlo significa che quel giovane designer sa essere “poetico”, originale e unico nella sua visione pur restando all’interno del prodotto. La Moda è arte, la Moda è dare voce alle espressioni dell’anima – il resto è solo abbigliamento; ma la Moda è anche oggetto, è anche e soprattutto prodotto indossabile e come tale deve essere presentata. Quel che cerco nei progetti è essenzialmente l’unione di questi due aspetti e quando riescono a convivere so che sono davanti a un potenziale finalista.”

Oggi, guardando indietro, Sara Massi non vede solo tappe professionali: vede un filo continuo che ha cucito sogni, incontri e visioni in un tessuto personale e creativo. Ogni esperienza ha contribuito a definire una voce stilistica autentica, capace di parlare al mercato senza perdere la propria anima. E se la moda è davvero una reazione a catena, Sara è la scintilla che continua ad accenderla, progetto dopo progetto, maglia dopo maglia.

Lascia un commento

Torna in alto